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Edizioni Madame De Loynes  
  Libero Edizione Romana 17/02/2006

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STRANE CHIESE di Caterina Maniaci
Alla riscoperta della ruota del Papa che salvava i bambini abbandonati


Andando in giro per chiese, stiamo però riscoprendo un grande patrimonio piuttosto misconosciuto, poco apprezzato, invece visibile e quotidiano segno della pietas popolare, della vita e delle tragedie di un popolo: parliamo delle edicole.

Immagini sacre poste agli incroci delle vie, preghiere incise sul marmo o indicazioni di luoghi particolari, segnano Roma come una via Crucis sotto traccia, ricca di dolori, ma anche di grazie e di riconoscenza.
Tra le migliaia che costellano la città, ce n'è una dalla storia particolare e - purtroppo - sempre di triste attualità: è l'edicola posta all'esterno dell'Ospedale Santo Spirito, trasformata nel 1200 nella "Ruota di Borgo", ossia il posto dove venivano deposti i bambini non voluti, che prima venivano semplicemente buttati nel Tevere, e perciò erano chiamati anche "proietti" da "proiettati", cioè lanciati nel fiume.
Erano così tanti che i pescatori ogni mattina, insieme al tanto pesce tirato su dalle reti si ritrovavano moltissimi neonati impigliati nelle reti. Una delegazione di pescatori andò a protestare da papa Innocenzo III, il quale decise a questo punto di far accogliere i neonati indesiderati nell' Ospedale Santo Spirito e quindi escogitò il sistema della Ruota, per consentire l'anonimato alle madri che se ne volevano disfare. Nell'edicola dunque venne introdotto un cilindro cavo di legno, che aveva alla base un foro abbastanza grande da poter contenere un bimbo: l'edicola era chiusa verso l'esterno con una grata.
La donna, o chi per lei, che portava di nascosto il neonato da abbandonare, introducevano il bambino nel foro della grata e del cilindro per avvisare della "consegna", poi ne ne andava.

Oggi il Movimento per la vita ripropone oggi la versione riveduta e tecnologizzata della Ruota, perchè molte madri gettano i loro bambini non più nel fiume, ma nei cassonetti: invece di morire affogati o impigliati nelle reti, finiscono stritolati dai tritarifiuti.

Una storia triste, dunque, e insieme colma di speranza, perchè molte vite innocenti furono salvate, in questo modo.
C'è chi obietta che l'esistenza di quei poveri orfani sia stata miserevole, grama, però noi pensiamo che in fondo è sempre meglio vivere, avere comunque una speranza, che finire in fondo al Tevere. Questa storia ce l'ha fatta riscoprire il professor Ferdinando Gargiulo, autore del libro "Il virus intelligente" edizioni Madame De Loynes (www.edizionimadamedeloynes.it).
 

edizioni@edizionimadamedeloynes.it